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Reti di scuole

Le profonde trasformazioni sociali  in Italia, come in tutti i paesi europei, costringono il sistema di istruzione ad affrontare sempre nuove sfide e impongono l'adozione di assetti strutturali e organizzativi complessi che,  pur inseriti in un quadro generale organico e coerente, siano sufficientemente articolati da rispondere a esigenze locali diversificate e sempre più individualizzate.
Assodato che l'eccessiva concentrazione di competenze e funzioni in capo ad un livello decisionale e gestionale centralizzato non è in grado di soddisfare la domanda di formazione ed istruzione di una società complessa ed in continuo mutamento l'alternativa teorizzata di “governance diffusa” sembra non riuscire ancora a farsi strada .
Le problematiche connesse al contenimento della spesa hanno pesantemente colpito e condizionato l'offerta pubblica di formazione e istruzione condizionandone profondamente il processo evolutivo, resta comunque il fatto che qualunque sia il suo stato di salute un sistema di istruzione deve conformarsi alla  situazione sociale.
Le ricerche e gli studi nel settore evidenziano che per rispondere alle occorrenze di una popolazione variegata e globalizzata è necessario adottare un sistema organizzativo orientato alla decentralizzazione territoriale.
La singola scuola, in quanto soggetto autonomo, si trova sempre in una posizione debole rispetto agli altri soggetti istituzionali e non con i quali non è in grado di interloquire e interfacciarsi alla pari; si tratta quindi di procedere ad una seria rivisitazione della governance in cui la lettura e la soluzione delle istanze specifiche connesse all’istruzione pubblica siano inserite in un sistema organico di reti di scuole inteso come modalità operativa stabile in grado di supportare e rappresentare le Istituzioni Scolastiche Autonome.
Le “reti di scuole” sono ormai una realtà emergente in tutto il paese nonostante le carenze applicative e di legittimazione sia dall’art 7 del DPR 275 del 1999 che del Titolo V della Costituzione, che pure nella volontà del legislatore avrebbe dovuto consentire la partecipazione attiva e dinamica della scuola come protagonista nel processo di governo del territorio. 
 Le reti scolastiche ad oggi costituite, prive di strumenti sufficienti a sostenere la loro affermazione e prive del necessario riconoscimento e supporto da parte delle strutture amministrative territoriali intermedie e intermediarie, non possono che muoversi in maniera dispersiva, occasionale, e sulla base del mero volontarismo.
Se l’autonomia intesa dal legislatore oltre che caratteristica inerte della singola istituzione scolastica dovrà divenire regola di funzionamento del sistema dell’istruzione è indispensabile la pianificazione di un modello organico di governance che renda pienamente efficienti e funzionali le aggregazioni di scuole nel quadro di un sistema di autonomie locali evoluto e razionale all’interno di un sistema ben definito di attribuzione di competenze.



Un modello e un metodo già operante
Le reti polo toscane
A Firenze già da cinque anni tutte le scuole statali del primo ciclo, e per talune azioni del secondo, si sono aggregate territorialmente in otto reti polo stabili che cooperano tra loro e con l'amministrazione a vari  livelli.
Le reti polo hanno formalizzato e pianificato  accordi di cooperazione e supporto per lo svolgimento di attività di carattere formativo, consultivo, documentaristico, informativo, di reciproco sostegno, prestito, messa in comune di risorse e quant’altro, sono quindi attive sia in chiave di formazione e autoformazione che di sostegno organizzativo e amministrativo e, pur avendo ciascuna una sua specifica fisionomia, sono in costante comunicazione tra loro sia  attraverso un nucleo operativo provinciale, costituito dai coordinatori di ciascun polo e dai rappresentanti dell'Ufficio territoriale, che attraverso strumenti telematici.
Con il Piano di formazione Regionale del primo ciclo (2010/2011 e 2011/2012) l'esperienza è stata riprodotta a livello regionale, salvaguardando e sistematizzando le reti già esistenti e attivandone delle nuove all'interno di una compagine operativa a base territoriale e stabile che non escluda nessuna scuola.
Il risultato è quello di aver aggregato,  tutte le scuole del primo ciclo in trentasei reti polo ciascuna con un suo protocollo operativo e con un suo Coordinatore, un Dirigente scolastico nominato dai colleghi di rete
Nel caso del Piano di formazione le reti hanno costituito laboratori di ricerca in cui vengono predisposte e validate unità di competenza da diffondere poi, tramite un prodotto finale, a tutti i docenti interessati.
Se si tiene conto che in regione almeno un docente per ogni scuola partecipa ai laboratori di ricerca appare evidente la pregevolezza metodologica e la pervasività del modello che tiene insieme autoformazione, cooperazione e valorizzazione dell'esistente e contenimento della spesa.

Proposte operative
Esistono quindi realtà aggregative già strutturate e funzionanti che rischiano di andare perdute per la mancanza dei supporti minimi e dell'alimentazione necessaria a qualsiasi organismo vitale per la sopravvivenza.
La gamma di servizi gestibili in rete può essere molto ampia: acquisti, sicurezza e ambienti di lavoro, infrastrutture e servizi ICT, servizi amministrativi, reclutamento, formazione in servizio,supplenze, ricerca didattica per ambiti disciplinari, etc.;ma per assolvere effettivamente una funzione efficace e sussidiaria è necessario che vengano definiti ambiti, quote e livelli
Come dimostra la recente ricerca della LUISS "Le reti di scuole: quali prospettive di governance" e come evidenzia l'esperienza toscana le condizioni minime per garantire l'efficienza delle reti scolastiche sono:
1.    poter disporre di alcune risorse primarie per il funzionamento delle scuole e di alcune risorse aggiuntive su progetto;
2.    essere destinatarie delle risorse e dei vantaggi (fiscali, finanziari e di organico) necessari al funzionamento dell'assetto organizzativo e operativo che rappresentano
3.    conseguire l'identità giuridica necessaria per esercitare la titolarità delle risorse, e l’acquisizione dei mezzi di autofinanziamento;

Ispettrice Anita Palmara
 

Reti di scuole

Le profonde trasformazioni sociali  in Italia, come in tutti i paesi europei, costringono il sistema di istruzione ad affrontare sempre nuove sfide e impongono l'adozione di assetti strutturali e organizzativi complessi che,  pur inseriti in un quadro generale organico e coerente, siano sufficientemente articolati da rispondere a esigenze locali diversificate e sempre più individualizzate.
Assodato che l'eccessiva concentrazione di competenze e funzioni in capo ad un livello decisionale e gestionale centralizzato non è in grado di soddisfare la domanda di formazione ed istruzione di una società complessa ed in continuo mutamento l'alternativa teorizzata di “governance diffusa” sembra non riuscire ancora a farsi strada .
Le problematiche connesse al contenimento della spesa hanno pesantemente colpito e condizionato l'offerta pubblica di formazione e istruzione condizionandone profondamente il processo evolutivo, resta comunque il fatto che qualunque sia il suo stato di salute un sistema di istruzione deve conformarsi alla  situazione sociale.
Le ricerche e gli studi nel settore evidenziano che per rispondere alle occorrenze di una popolazione variegata e globalizzata è necessario adottare un sistema organizzativo orientato alla decentralizzazione territoriale.
La singola scuola, in quanto soggetto autonomo, si trova sempre in una posizione debole rispetto agli altri soggetti istituzionali e non con i quali non è in grado di interloquire e interfacciarsi alla pari; si tratta quindi di procedere ad una seria rivisitazione della governance in cui la lettura e la soluzione delle istanze specifiche connesse all’istruzione pubblica siano inserite in un sistema organico di reti di scuole inteso come modalità operativa stabile in grado di supportare e rappresentare le Istituzioni Scolastiche Autonome.
Le “reti di scuole” sono ormai una realtà emergente in tutto il paese nonostante le carenze applicative e di legittimazione sia dall’art 7 del DPR 275 del 1999 che del Titolo V della Costituzione, che pure nella volontà del legislatore avrebbe dovuto consentire la partecipazione attiva e dinamica della scuola come protagonista nel processo di governo del territorio. 
 Le reti scolastiche ad oggi costituite, prive di strumenti sufficienti a sostenere la loro affermazione e prive del necessario riconoscimento e supporto da parte delle strutture amministrative territoriali intermedie e intermediarie, non possono che muoversi in maniera dispersiva, occasionale, e sulla base del mero volontarismo.
Se l’autonomia intesa dal legislatore oltre che caratteristica inerte della singola istituzione scolastica dovrà divenire regola di funzionamento del sistema dell’istruzione è indispensabile la pianificazione di un modello organico di governance che renda pienamente efficienti e funzionali le aggregazioni di scuole nel quadro di un sistema di autonomie locali evoluto e razionale all’interno di un sistema ben definito di attribuzione di competenze.



Un modello e un metodo già operante
Le reti polo toscane
A Firenze già da cinque anni tutte le scuole statali del primo ciclo, e per talune azioni del secondo, si sono aggregate territorialmente in otto reti polo stabili che cooperano tra loro e con l'amministrazione a vari  livelli.
Le reti polo hanno formalizzato e pianificato  accordi di cooperazione e supporto per lo svolgimento di attività di carattere formativo, consultivo, documentaristico, informativo, di reciproco sostegno, prestito, messa in comune di risorse e quant’altro, sono quindi attive sia in chiave di formazione e autoformazione che di sostegno organizzativo e amministrativo e, pur avendo ciascuna una sua specifica fisionomia, sono in costante comunicazione tra loro sia  attraverso un nucleo operativo provinciale, costituito dai coordinatori di ciascun polo e dai rappresentanti dell'Ufficio territoriale, che attraverso strumenti telematici.
Con il Piano di formazione Regionale del primo ciclo (2010/2011 e 2011/2012) l'esperienza è stata riprodotta a livello regionale, salvaguardando e sistematizzando le reti già esistenti e attivandone delle nuove all'interno di una compagine operativa a base territoriale e stabile che non escluda nessuna scuola.
Il risultato è quello di aver aggregato,  tutte le scuole del primo ciclo in trentasei reti polo ciascuna con un suo protocollo operativo e con un suo Coordinatore, un Dirigente scolastico nominato dai colleghi di rete
Nel caso del Piano di formazione le reti hanno costituito laboratori di ricerca in cui vengono predisposte e validate unità di competenza da diffondere poi, tramite un prodotto finale, a tutti i docenti interessati.
Se si tiene conto che in regione almeno un docente per ogni scuola partecipa ai laboratori di ricerca appare evidente la pregevolezza metodologica e la pervasività del modello che tiene insieme autoformazione, cooperazione e valorizzazione dell'esistente e contenimento della spesa.

Proposte operative
Esistono quindi realtà aggregative già strutturate e funzionanti che rischiano di andare perdute per la mancanza dei supporti minimi e dell'alimentazione necessaria a qualsiasi organismo vitale per la sopravvivenza.
La gamma di servizi gestibili in rete può essere molto ampia: acquisti, sicurezza e ambienti di lavoro, infrastrutture e servizi ICT, servizi amministrativi, reclutamento, formazione in servizio,supplenze, ricerca didattica per ambiti disciplinari, etc.;ma per assolvere effettivamente una funzione efficace e sussidiaria è necessario che vengano definiti ambiti, quote e livelli
Come dimostra la recente ricerca della LUISS "Le reti di scuole: quali prospettive di governance" e come evidenzia l'esperienza toscana le condizioni minime per garantire l'efficienza delle reti scolastiche sono:
1.    poter disporre di alcune risorse primarie per il funzionamento delle scuole e di alcune risorse aggiuntive su progetto;
2.    essere destinatarie delle risorse e dei vantaggi (fiscali, finanziari e di organico) necessari al funzionamento dell'assetto organizzativo e operativo che rappresentano
3.    conseguire l'identità giuridica necessaria per esercitare la titolarità delle risorse, e l’acquisizione dei mezzi di autofinanziamento;

Ispettrice Anita Palmara
 

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